Fandom: Supernatural
Titolo: SNAFU (Situation Normal, All Fucked Up)
Parte: 1/3
Personaggi/Pairing: U.S. Marine!Dean/R.A.F. Pilot!Castiel, menzionati: John, Sam, Mary, comparse: Ash, Andy, Balthazar, Gabriel, Chuck.
Warning: World War II!AU, pre-slash (aka, volevo farli scopare, ma non ho avuto tempo quindi mi è rimasta la bromance... ma se vi piace questo 'verse posso scrivere un sequel)
Rating: G
Wordcount: 2115
Prompt: Guerra!AU, Undicesimo giorno dell'Auvvento (Auverse, ti odio. Avrei dei regali di Natale da finire, io).
A/N: ~ Stavolta avevo un titolo prima ancora di iniziare a scrivere. SNAFU è una sigla di origine incerta, non si sa se inglese o americana, ma certamente nata nell'esercito, per il vizio dei militari di ridurre tutto in acronimi, e significa letteralmente: Situazione Normale, Tutto Incasinato. Descrive la vita dei Winchester, in pratica :D
~ In realtà l'idea per questa cosa era nata per
worldwide_spn, e doveva avere una trama decente, ma quando ho visto il prompt non ho resistito. Dovevo giocare un po' coi miei omini in divisa *ç* (e siccome stavo solo giocando non ho controllato con attenzione accuratezza storica&co, ma non dovrebbero esserci svarioni macroscopici -anche perché se ci sono faccio harakiri per il disonore)
~ Guardate cosa ho trovato *rotola* Red Bull ti mette le aaal- ops, no.
E questo: ATTENZIONE: può causare esplosioni ormonali. Soprattutto se avete un kink per le uniformi come la sottoscritta. L'unica cosa che mi turba è che sia l'uniforme dei paracadutisti. Andiamo, si è mai vista una cosa più improbabile? XD
- Neanche morto.
- Sei sbarcato in Normandia con migliaia di tedeschi che ti sparavano addosso e adesso hai paura di un aereo? - Castiel rise, ma anziché sentirsi offeso, Dean non poté fare a meno di pensare a quanto fossero rare le occasioni di ridere di quei tempi. E poi, andiamo, era Cass, non sarebbe riuscito ad risultare offensivo neanche volendolo.
- Ho detto che non ci salgo. Non mi convincerai certo così.
- Certo che sei strano. - Castiel scosse il capo.
- Io sarei quello strano? Ti sei mai sentito parlare?
In meno di un istante Castiel era nel suo spazio personale, tanto che i loro nasi quasi si sfioravano - Porta rispetto alla nostra lingua, yankee.
- Altrimenti cosa fai, inizia a recitarmi Shakespeare finché non imploro pietà? - ghignò Dean impenitente, nonostante avere quegli occhi azzurri piantati in faccia gli mettesse i brividi.
- Molto divertente. - sbuffò il pilota facendo un passo indietro - Be', sarà peggio per te. Non ti penserò mentre starò sfrecciando sopra le nuvole. - si tirò giù gli occhiali e si sistemò il berretto, poi fece un cenno al suo copilota, il tipo col nome impronunciabile, Balthaqualcosa, che stava aspettando poco lontano.
Dean si affettò a levarsi dalla pista. Col cavolo che saliva su uno di quei cosi. Se Dio avesse voluto che l'uomo volasse gli avrebbe dato le ali, diceva sempre. Ok, quell'idiota di suo fratello lo smontava ogni volta ricordandogli che non entrava in una chiesa da quando aveva dieci anni, ma l'idiota in questione non contava perché era così totalmente pazzo da essersi arruolato come paracadutista, e grazie, no, Dean da quelli non avrebbe accettato critiche. A proposito, avrebbe fatto meglio a scrivergli, prima di beccarsi una solenne lavata di capo. Il piccolo di casa era ancora in prima linea, mentre lui e la sua unità erano stati rispediti alla base di Upottery in Inghilterra, in attesa di essere ri-assegnati.
Ridacchiando tra sé, Dean pensò che Sam l'avrebbe ucciso se avesse saputo che ancora si riferiva a lui come al “piccolo di casa”. Ma dopo tutto era la verità, anche a ventidue anni e quasi due metri d'altezza era il più piccolo, e Dean sapeva che anche i loro genitori lo vedevano ancora così. Era per questo che quando aveva annunciato di volersi arruolare papà per poco non se l'era mangiato vivo. Per una volta Dean, anziché fare da paciere, aveva preso decisamente le parti di papà. Un conto era andare a rischiare la propria, di pellaccia, un altro era buttare quella brillante testolina di futuro avvocato in mezzo al fuoco d'artiglieria. Ma Sammy non si chiamava Winchester per niente. Testardo come un mulo, non c'era stato nulla da fare.
Quando i giorni di licenza di Dean erano terminati, Sam era partito con lui. Ma' era riuscita a non piangere mentre li salutava, e di questo Dean le era estremamente grato, perché non era certo che sarebbe riuscito a mantenere la propria facciata, altrimenti. Papà era stato più burbero del solito, ma Dean non lo biasimava per questo. All'epoca stava ancora finendo l'addestramento, e la guerra l'aveva vista solo in fotografia, ma suo padre ci era passato davvero. Aveva combattuto anche lui in Europa, durante la Grande Guerra, e l'idea che i suoi figli avrebbero vissuto la stessa esperienza non doveva essere facile da accettare.
- Com'è stato il tuo giorno di licenza qui a terra? - la voce di Castiel per poco non lo fece sobbalzare. Non era mancanza di riflessi, Dean ne era certo. Chiunque altro si avvicinasse, se ne accorgeva in tempo, ma Castiel sembra letteralmente apparire dal nulla.
- Esaltante, oserei dire. - sbadigliò Dean. Erano in un posto così sfigato che non c'era quasi niente a parte la base. Non solo, a parte scrivere a casa e a Sammy, Dean aveva, come tutti i soldati di tutti gli eserciti del mondo, ore e ore di sonno arretrato da recuperare, cosa che aveva fatto con sommo piacere per tutto il pomeriggio. E adesso era pronto a concludere degnamente la giornata con una solenne ubriacatura e magari una rissa o una rottura del coprifuoco, tanto per non dare l'impressione di aver messo la testa a posto. Era stato promosso e poi degradato tante di quelle volte che aveva ormai perso il conto. La verità era che in prima linea se la cavava egregiamente, sopportava lo stress meglio di molti ufficiali superiori, ed era in generale un ottimo soldato. Sebbene avesse la reputazione di testa calda, non aveva mai combinato niente di seriamente grave come disubbidire ad un ordine diretto. In realtà Dean cercava solo di restare con gli uomini con cui aveva combattuto e di evitare promozioni che lo avrebbero spedito dietro ad una scrivania. L'unica promozione che era riuscito a tenersi era stata quella da soldato semplice a caporale, il che significava che era responsabile solo del suo piccolo gruppo di uomini -che l'avevano soprannominato “Mamma Winchester”¹, credendo che lui non se ne sarebbe accorto. Ma a Dean andava bene, finché riusciva a tenere in vita se stesso e loro.
- Suppongo che per te il pub sia troppo in basso, vero? Perché contavo di finire lì la mia meravigliosa giornata. - buttò lì Dean. Non pensava veramente che Castiel avrebbe raccolto l'invito. L'aveva sempre visto molto sulle sue, e soprattutto non l'aveva mai visto bere. Quel ragazzo era peggio di quel Winters² di cui Sammy gli raccontava nelle lettere.
- Ero diretto lì. - rispose senza troppo entusiasmo.
Dean alzò un sopracciglio con aria perplessa, e Castiel si decise a spiegare: - Balthazar e Gabriel si sono alleati contro di me. Dicono che non mi diverto abbastanza. - si immusonì con la sconvolgente serietà di un bimbetto davanti ad un piatto di broccoli - Cosa ci sia di divertente nel finire di faccia sul bancone di un pub io non lo capisco. E poi non mi sono arruolato per divertirmi.
- Ma sei pur sempre umano, Cass, - fece Dean alzandosi e prendendolo sotto braccio - da qualche parte dovrai pur sfogare la tensione.
- I voli di ricognizione sono rilassanti. E prego molto.
Dean alzò gli occhi al cielo. - Sei senza speranza.
Su una cosa Dean doveva concordare con Castiel: finire di faccia sul bancone non doveva essere una bella esperienza, ma almeno Andy era troppo ubriaco per rendersene conto.
- Ugh, adesso ci toccherà portarlo via di peso. - si lamentò Chuck, che invece aveva sviluppato una resistenza all'alcool che aveva dell'incredibile. O forse era ubriaco ventiquattro ore su ventiquattro e per questo non si notava la differenza, Dean non l'aveva mai saputo per certo. Quello che sapeva era che se normalmente sembrava scappato da un manicomio e sembrava sempre ansioso, sotto il fuoco nemico era una delle persone più calme che avesse mai conosciuto. Una volta una granata gli era atterrata accanto ad un piede ma non era esplosa. Chuck l'aveva fissata quasi con pietà e poi si era allontanato senza fretta. Era pazzo, non c'erano dubbi, ma un pazzo con una buona mira, e questo fin'ora era bastato.
Andy era tutta un'altra storia, era un ragazzino. Dean si chiedeva cosa diavolo avessero in testa quelli del reclutamento, perché davvero, ma l'avevano visto?
- Non ti azzardare a farti venire una sbornia triste. - gli intimò Gabriel - Dobbiamo far vedere a Castiel come ci si diverte.
- Non era mia intenzione. - sogghignò Dean, vuotando d'un sorso quel che restava della sua birra. Ne ordinò un'altra e tornò a rivolgersi a Gabriel - Com'è che sei l'unico di voi che parla un inglese comprensibile?
Gabriel rise. - Perché ho vissuto in incognito fra voi yankee per metà della mia vita. Non sai quanto mi tormentano qui perché suono come uno di voi. - alzò gli occhi al cielo - Dovresti vedere come mi guarda il maggiore Crowley ogni volta che apro bocca.
- La sua reputazione come figlio di puttana è arrivata persino fra di noi. - annuì Dean comprensivo.
- Cerca solo di fare bene il suo dovere. - si intromise Castiel - Non so cosa ci sia sempre da lamentarsi.
- Ma tu dove vivi? Lamentarsi è uno dei doveri principali di un soldato. - sogghignò Dean.
- Vero. - Gabriel annuì con tutta la convinzione di un ubriaco allegro - Sei l'unico che non lo fa.
- E finisci quella dannata birra, Cass. - lo ammonì Dean.
Il pilota borbottò qualcosa sull'inutilità di avere dei nemici con degli amici così e buttò giù d'un fiato ma mezza pinta che gli restava.
Dean fischiò fra i denti. - Hai la stoffa del bevitore. Ehi! - disse, voltandosi verso il barista - Un'altra!
Per le undici -dannazione a quell'assurda isola e alle sue assurde regole, pensò Dean quando risuonò la campanella che annunciava l'ultimo giro- erano tutti decisamente allegri, persino Cass. Andy si era ripreso quel tanto che serviva per barcollare via dicendo che gli mancava la sua branda.
- Vedi che non è poi così male, Cassie? - domandò Balthazar passandogli un braccio intorno alle spalle, con un sorriso da folletto pazzo.
C'era qualcosa in quella frase che a Dean suonava decisamente sbagliato, ma era difficile concentrarsi. Ah! Ecco cosa! Cassie? Seriamente? Ma chi si credeva di essere quel biondino? Dean brontolò sottovoce, senza farsi sentire.
Non si poteva dire che Dean avesse nostalgia di Castiel. Era troppo impegnato a sopravvivere per concentrarsi su qualcosa di diverso. Però doveva ammettere che durante la sua permanenza ad Upottery si era abituato ad averlo intorno. A volte gli veniva in mente qualcosa, magari un commento pungente su dove fosse il suo Dio in certi momenti, e faceva per aprire bocca, ma poi si accorgeva che quel detestabile pilota che metà delle volte non capiva un accidente di quello che diceva, non aveva senso dell'umorismo e arrossiva come un'educanda ogni volta che Dean parlava di donne, ecco, si accorgeva che quel cretino non c'era.
In quel preciso momento, stando a quanto dicevano i bollettini, forse Castiel era proprio sopra le loro teste, visto che a quanto pare quegli incompetenti dell'intelligence avevano finalmente localizzato le fabbriche di munizioni tedesche.
- Ehi, capo. - Andy stava arrivando in quel momento - È vero che fra poco arrivano le licenze? E che potremo andare a Parigi?
- Io dico che ci mandano avanti, invece. - rispose Chuck accendendosi una sigaretta.
- Piantala di portare sfortuna! - protestò Andy - Quello che dici tu si avvera sempre. - si sedette accanto a lui e gli sfilò la sigaretta di mano. Chuck sospirò e se ne accese un'altra - Fammi il piacere, se pensi che morirò evita di dirmelo.
- Andiamo, Andy, non essere paranoico, Chuck non è mica un profeta.
Il ragazzino gli scoccò un'occhiataccia. - Fin'ora si è mai sbagliato?
Dean esitò. In effetti le previsioni del soldato si avveravano sempre. Dannazione. Una licenza non gli avrebbe fatto schifo. E almeno lì avevano alloggi decenti, ma se li avessero mandati avanti... no, Dean non aveva decisamente voglia di iniziare a dormire nelle buche e a dover aspettare settimane per una doccia calda.
Un fischio familiare interruppe il loro battibeccare, e poi un'esplosione in lontananza.
- E anche oggi si ricomincia.
- Alleluja. - commentò Chuck sarcastico.
Dean era stato ferito da un braccio. Più che ferito, la scheggia gliel'aveva quai tranciato. Il quasi era stato un miracolo, e significava anche che Dean non era stato imbarcato e rimandato a casa, ma solo rispedito in Inghilterra insieme ad altri feriti gravi.
Trasferimento avvenuto, ovviamente, in aereo. Fortuna nella sfortuna, Dean era così pieno di sedativi che praticamente non si era accorto di dove si trovava.
Quando si svegliò, era in un ospedale militare come molti altri. Aveva una vaga idea di come era stato trasportato lì, ma preferì non pensarci. Si guardò intorno, e quando il suo sguardo si posò sull'uomo disteso nel letto accanto al suo per un attimo credette di essere ancora sotto gli effetti di qualche medicina.
- Cass?
L'uomo si voltò, e sì, era decisamente lui, solo con delle occhiaie più profonde del solito.
- Dean! - esclamò, con un accenno di sorriso che però gli illuminò tutto il volto - Cosa ci fai qui?
- Controllo le infermiere. - rispose facendo l'occhiolino ad una di loro che stava passando proprio in quel momento. Non gli sfuggì lo sbuffo infastidito di Castiel.
- Sul serio, che ti è successo?
Dean si indicò il braccio fasciato. - Voleva andarsene, ma io lo preferisco attaccato al resto del mio corpo. E a te?
- Una pallottola in una gamba, ma dicono che dovrei riprendere a camminare tra poco.
Dean rilasciò il respiro che si era accorto di aver trattenuto. - Allora direi che possiamo goderci la vacanza insieme. - passò un'altra infermiera, e Dean aggiunse, tanto per provocare: - Magari ti insegno anche come acchiapparne una.
Castiel alzò gli occhi al cielo.
---------------
¹ E questo non è solo perché “Dean mamma è canon” [cit.], ma viene da Band of Brothers, in cui è fanon che il Sergente Maggiore (il grado subito sopra al caporale, se il mio cervello non è del tutto in pappa) Carwood Lipton venisse soprannominato 'Mama Lip' dai soldati. Non dico lo facessero davvero, però il suo ruolo era fondamentalmente quello <3
² Maggiore Richard Winters. Non ho resistito, è troppo simile a Cass, se avete visto BoB o letto qualche resoconto sulla 101ma Divisione sarà venuto in mente anche a voi. E il suofidanzato migliore amico beveva più di Dean.
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Titolo: SNAFU (Situation Normal, All Fucked Up)
Parte: 1/3
Personaggi/Pairing: U.S. Marine!Dean/R.A.F. Pilot!Castiel, menzionati: John, Sam, Mary, comparse: Ash, Andy, Balthazar, Gabriel, Chuck.
Warning: World War II!AU, pre-slash (aka, volevo farli scopare, ma non ho avuto tempo quindi mi è rimasta la bromance... ma se vi piace questo 'verse posso scrivere un sequel)
Rating: G
Wordcount: 2115
Prompt: Guerra!AU, Undicesimo giorno dell'Auvvento (Auverse, ti odio. Avrei dei regali di Natale da finire, io).
A/N: ~ Stavolta avevo un titolo prima ancora di iniziare a scrivere. SNAFU è una sigla di origine incerta, non si sa se inglese o americana, ma certamente nata nell'esercito, per il vizio dei militari di ridurre tutto in acronimi, e significa letteralmente: Situazione Normale, Tutto Incasinato. Descrive la vita dei Winchester, in pratica :D
~ In realtà l'idea per questa cosa era nata per
~ Guardate cosa ho trovato *rotola* Red Bull ti mette le aaal- ops, no.
E questo: ATTENZIONE: può causare esplosioni ormonali. Soprattutto se avete un kink per le uniformi come la sottoscritta. L'unica cosa che mi turba è che sia l'uniforme dei paracadutisti. Andiamo, si è mai vista una cosa più improbabile? XD
- Neanche morto.
- Sei sbarcato in Normandia con migliaia di tedeschi che ti sparavano addosso e adesso hai paura di un aereo? - Castiel rise, ma anziché sentirsi offeso, Dean non poté fare a meno di pensare a quanto fossero rare le occasioni di ridere di quei tempi. E poi, andiamo, era Cass, non sarebbe riuscito ad risultare offensivo neanche volendolo.
- Ho detto che non ci salgo. Non mi convincerai certo così.
- Certo che sei strano. - Castiel scosse il capo.
- Io sarei quello strano? Ti sei mai sentito parlare?
In meno di un istante Castiel era nel suo spazio personale, tanto che i loro nasi quasi si sfioravano - Porta rispetto alla nostra lingua, yankee.
- Altrimenti cosa fai, inizia a recitarmi Shakespeare finché non imploro pietà? - ghignò Dean impenitente, nonostante avere quegli occhi azzurri piantati in faccia gli mettesse i brividi.
- Molto divertente. - sbuffò il pilota facendo un passo indietro - Be', sarà peggio per te. Non ti penserò mentre starò sfrecciando sopra le nuvole. - si tirò giù gli occhiali e si sistemò il berretto, poi fece un cenno al suo copilota, il tipo col nome impronunciabile, Balthaqualcosa, che stava aspettando poco lontano.
Dean si affettò a levarsi dalla pista. Col cavolo che saliva su uno di quei cosi. Se Dio avesse voluto che l'uomo volasse gli avrebbe dato le ali, diceva sempre. Ok, quell'idiota di suo fratello lo smontava ogni volta ricordandogli che non entrava in una chiesa da quando aveva dieci anni, ma l'idiota in questione non contava perché era così totalmente pazzo da essersi arruolato come paracadutista, e grazie, no, Dean da quelli non avrebbe accettato critiche. A proposito, avrebbe fatto meglio a scrivergli, prima di beccarsi una solenne lavata di capo. Il piccolo di casa era ancora in prima linea, mentre lui e la sua unità erano stati rispediti alla base di Upottery in Inghilterra, in attesa di essere ri-assegnati.
Ridacchiando tra sé, Dean pensò che Sam l'avrebbe ucciso se avesse saputo che ancora si riferiva a lui come al “piccolo di casa”. Ma dopo tutto era la verità, anche a ventidue anni e quasi due metri d'altezza era il più piccolo, e Dean sapeva che anche i loro genitori lo vedevano ancora così. Era per questo che quando aveva annunciato di volersi arruolare papà per poco non se l'era mangiato vivo. Per una volta Dean, anziché fare da paciere, aveva preso decisamente le parti di papà. Un conto era andare a rischiare la propria, di pellaccia, un altro era buttare quella brillante testolina di futuro avvocato in mezzo al fuoco d'artiglieria. Ma Sammy non si chiamava Winchester per niente. Testardo come un mulo, non c'era stato nulla da fare.
Quando i giorni di licenza di Dean erano terminati, Sam era partito con lui. Ma' era riuscita a non piangere mentre li salutava, e di questo Dean le era estremamente grato, perché non era certo che sarebbe riuscito a mantenere la propria facciata, altrimenti. Papà era stato più burbero del solito, ma Dean non lo biasimava per questo. All'epoca stava ancora finendo l'addestramento, e la guerra l'aveva vista solo in fotografia, ma suo padre ci era passato davvero. Aveva combattuto anche lui in Europa, durante la Grande Guerra, e l'idea che i suoi figli avrebbero vissuto la stessa esperienza non doveva essere facile da accettare.
- Com'è stato il tuo giorno di licenza qui a terra? - la voce di Castiel per poco non lo fece sobbalzare. Non era mancanza di riflessi, Dean ne era certo. Chiunque altro si avvicinasse, se ne accorgeva in tempo, ma Castiel sembra letteralmente apparire dal nulla.
- Esaltante, oserei dire. - sbadigliò Dean. Erano in un posto così sfigato che non c'era quasi niente a parte la base. Non solo, a parte scrivere a casa e a Sammy, Dean aveva, come tutti i soldati di tutti gli eserciti del mondo, ore e ore di sonno arretrato da recuperare, cosa che aveva fatto con sommo piacere per tutto il pomeriggio. E adesso era pronto a concludere degnamente la giornata con una solenne ubriacatura e magari una rissa o una rottura del coprifuoco, tanto per non dare l'impressione di aver messo la testa a posto. Era stato promosso e poi degradato tante di quelle volte che aveva ormai perso il conto. La verità era che in prima linea se la cavava egregiamente, sopportava lo stress meglio di molti ufficiali superiori, ed era in generale un ottimo soldato. Sebbene avesse la reputazione di testa calda, non aveva mai combinato niente di seriamente grave come disubbidire ad un ordine diretto. In realtà Dean cercava solo di restare con gli uomini con cui aveva combattuto e di evitare promozioni che lo avrebbero spedito dietro ad una scrivania. L'unica promozione che era riuscito a tenersi era stata quella da soldato semplice a caporale, il che significava che era responsabile solo del suo piccolo gruppo di uomini -che l'avevano soprannominato “Mamma Winchester”¹, credendo che lui non se ne sarebbe accorto. Ma a Dean andava bene, finché riusciva a tenere in vita se stesso e loro.
- Suppongo che per te il pub sia troppo in basso, vero? Perché contavo di finire lì la mia meravigliosa giornata. - buttò lì Dean. Non pensava veramente che Castiel avrebbe raccolto l'invito. L'aveva sempre visto molto sulle sue, e soprattutto non l'aveva mai visto bere. Quel ragazzo era peggio di quel Winters² di cui Sammy gli raccontava nelle lettere.
- Ero diretto lì. - rispose senza troppo entusiasmo.
Dean alzò un sopracciglio con aria perplessa, e Castiel si decise a spiegare: - Balthazar e Gabriel si sono alleati contro di me. Dicono che non mi diverto abbastanza. - si immusonì con la sconvolgente serietà di un bimbetto davanti ad un piatto di broccoli - Cosa ci sia di divertente nel finire di faccia sul bancone di un pub io non lo capisco. E poi non mi sono arruolato per divertirmi.
- Ma sei pur sempre umano, Cass, - fece Dean alzandosi e prendendolo sotto braccio - da qualche parte dovrai pur sfogare la tensione.
- I voli di ricognizione sono rilassanti. E prego molto.
Dean alzò gli occhi al cielo. - Sei senza speranza.
Su una cosa Dean doveva concordare con Castiel: finire di faccia sul bancone non doveva essere una bella esperienza, ma almeno Andy era troppo ubriaco per rendersene conto.
- Ugh, adesso ci toccherà portarlo via di peso. - si lamentò Chuck, che invece aveva sviluppato una resistenza all'alcool che aveva dell'incredibile. O forse era ubriaco ventiquattro ore su ventiquattro e per questo non si notava la differenza, Dean non l'aveva mai saputo per certo. Quello che sapeva era che se normalmente sembrava scappato da un manicomio e sembrava sempre ansioso, sotto il fuoco nemico era una delle persone più calme che avesse mai conosciuto. Una volta una granata gli era atterrata accanto ad un piede ma non era esplosa. Chuck l'aveva fissata quasi con pietà e poi si era allontanato senza fretta. Era pazzo, non c'erano dubbi, ma un pazzo con una buona mira, e questo fin'ora era bastato.
Andy era tutta un'altra storia, era un ragazzino. Dean si chiedeva cosa diavolo avessero in testa quelli del reclutamento, perché davvero, ma l'avevano visto?
- Non ti azzardare a farti venire una sbornia triste. - gli intimò Gabriel - Dobbiamo far vedere a Castiel come ci si diverte.
- Non era mia intenzione. - sogghignò Dean, vuotando d'un sorso quel che restava della sua birra. Ne ordinò un'altra e tornò a rivolgersi a Gabriel - Com'è che sei l'unico di voi che parla un inglese comprensibile?
Gabriel rise. - Perché ho vissuto in incognito fra voi yankee per metà della mia vita. Non sai quanto mi tormentano qui perché suono come uno di voi. - alzò gli occhi al cielo - Dovresti vedere come mi guarda il maggiore Crowley ogni volta che apro bocca.
- La sua reputazione come figlio di puttana è arrivata persino fra di noi. - annuì Dean comprensivo.
- Cerca solo di fare bene il suo dovere. - si intromise Castiel - Non so cosa ci sia sempre da lamentarsi.
- Ma tu dove vivi? Lamentarsi è uno dei doveri principali di un soldato. - sogghignò Dean.
- Vero. - Gabriel annuì con tutta la convinzione di un ubriaco allegro - Sei l'unico che non lo fa.
- E finisci quella dannata birra, Cass. - lo ammonì Dean.
Il pilota borbottò qualcosa sull'inutilità di avere dei nemici con degli amici così e buttò giù d'un fiato ma mezza pinta che gli restava.
Dean fischiò fra i denti. - Hai la stoffa del bevitore. Ehi! - disse, voltandosi verso il barista - Un'altra!
Per le undici -dannazione a quell'assurda isola e alle sue assurde regole, pensò Dean quando risuonò la campanella che annunciava l'ultimo giro- erano tutti decisamente allegri, persino Cass. Andy si era ripreso quel tanto che serviva per barcollare via dicendo che gli mancava la sua branda.
- Vedi che non è poi così male, Cassie? - domandò Balthazar passandogli un braccio intorno alle spalle, con un sorriso da folletto pazzo.
C'era qualcosa in quella frase che a Dean suonava decisamente sbagliato, ma era difficile concentrarsi. Ah! Ecco cosa! Cassie? Seriamente? Ma chi si credeva di essere quel biondino? Dean brontolò sottovoce, senza farsi sentire.
Non si poteva dire che Dean avesse nostalgia di Castiel. Era troppo impegnato a sopravvivere per concentrarsi su qualcosa di diverso. Però doveva ammettere che durante la sua permanenza ad Upottery si era abituato ad averlo intorno. A volte gli veniva in mente qualcosa, magari un commento pungente su dove fosse il suo Dio in certi momenti, e faceva per aprire bocca, ma poi si accorgeva che quel detestabile pilota che metà delle volte non capiva un accidente di quello che diceva, non aveva senso dell'umorismo e arrossiva come un'educanda ogni volta che Dean parlava di donne, ecco, si accorgeva che quel cretino non c'era.
In quel preciso momento, stando a quanto dicevano i bollettini, forse Castiel era proprio sopra le loro teste, visto che a quanto pare quegli incompetenti dell'intelligence avevano finalmente localizzato le fabbriche di munizioni tedesche.
- Ehi, capo. - Andy stava arrivando in quel momento - È vero che fra poco arrivano le licenze? E che potremo andare a Parigi?
- Io dico che ci mandano avanti, invece. - rispose Chuck accendendosi una sigaretta.
- Piantala di portare sfortuna! - protestò Andy - Quello che dici tu si avvera sempre. - si sedette accanto a lui e gli sfilò la sigaretta di mano. Chuck sospirò e se ne accese un'altra - Fammi il piacere, se pensi che morirò evita di dirmelo.
- Andiamo, Andy, non essere paranoico, Chuck non è mica un profeta.
Il ragazzino gli scoccò un'occhiataccia. - Fin'ora si è mai sbagliato?
Dean esitò. In effetti le previsioni del soldato si avveravano sempre. Dannazione. Una licenza non gli avrebbe fatto schifo. E almeno lì avevano alloggi decenti, ma se li avessero mandati avanti... no, Dean non aveva decisamente voglia di iniziare a dormire nelle buche e a dover aspettare settimane per una doccia calda.
Un fischio familiare interruppe il loro battibeccare, e poi un'esplosione in lontananza.
- E anche oggi si ricomincia.
- Alleluja. - commentò Chuck sarcastico.
Dean era stato ferito da un braccio. Più che ferito, la scheggia gliel'aveva quai tranciato. Il quasi era stato un miracolo, e significava anche che Dean non era stato imbarcato e rimandato a casa, ma solo rispedito in Inghilterra insieme ad altri feriti gravi.
Trasferimento avvenuto, ovviamente, in aereo. Fortuna nella sfortuna, Dean era così pieno di sedativi che praticamente non si era accorto di dove si trovava.
Quando si svegliò, era in un ospedale militare come molti altri. Aveva una vaga idea di come era stato trasportato lì, ma preferì non pensarci. Si guardò intorno, e quando il suo sguardo si posò sull'uomo disteso nel letto accanto al suo per un attimo credette di essere ancora sotto gli effetti di qualche medicina.
- Cass?
L'uomo si voltò, e sì, era decisamente lui, solo con delle occhiaie più profonde del solito.
- Dean! - esclamò, con un accenno di sorriso che però gli illuminò tutto il volto - Cosa ci fai qui?
- Controllo le infermiere. - rispose facendo l'occhiolino ad una di loro che stava passando proprio in quel momento. Non gli sfuggì lo sbuffo infastidito di Castiel.
- Sul serio, che ti è successo?
Dean si indicò il braccio fasciato. - Voleva andarsene, ma io lo preferisco attaccato al resto del mio corpo. E a te?
- Una pallottola in una gamba, ma dicono che dovrei riprendere a camminare tra poco.
Dean rilasciò il respiro che si era accorto di aver trattenuto. - Allora direi che possiamo goderci la vacanza insieme. - passò un'altra infermiera, e Dean aggiunse, tanto per provocare: - Magari ti insegno anche come acchiapparne una.
Castiel alzò gli occhi al cielo.
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¹ E questo non è solo perché “Dean mamma è canon” [cit.], ma viene da Band of Brothers, in cui è fanon che il Sergente Maggiore (il grado subito sopra al caporale, se il mio cervello non è del tutto in pappa) Carwood Lipton venisse soprannominato 'Mama Lip' dai soldati. Non dico lo facessero davvero, però il suo ruolo era fondamentalmente quello <3
² Maggiore Richard Winters. Non ho resistito, è troppo simile a Cass, se avete visto BoB o letto qualche resoconto sulla 101ma Divisione sarà venuto in mente anche a voi. E il suo
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