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31 January 2012 @ 11:10 am
[Sherlock BBC] I'm Perfectly Good At It  
Fandom: Sherlock BBC
Titolo: I'm Perfectly Good At It
Personaggi/Pairing: Sheridan/Joan
Warning: genderswap, femmeslash, lemon
Rating: nc17
Wordcount: 2704 (OO)
Note: Ambientata poco prima e poco dopo il finale di The Blind Banker. Il dialogo con Dimmock l'ho preso pari pari da lì.
Per quanto riguarda il titolo, ehm, scusate, il trash commerciale è la mia unica compagnia quando scrivo p0rno, quindi è lì che attingo. In questo caso S&M di Rihanna. Stavolta almeno ho la scusante che in bocca a Sheridan questa frase starebbe benissimo.
Prompt p0rnfest #5: SHERLOCK (BBC) Fem!John/Fem!Sherlock, manette (ma la vera colpevole è [info]naripolpetta, che mi aveva chiesto del genderswap meeeeesi fa per lo Sherlockfest. Sappi che mi vergogno un pochino, sono fuori allenamento col porno F/F *blushes*)

- Sì, esco con Sarah, e no, non è un appuntamento. - ripeté Joan per la milionesima volta. Quando non voleva capire, Sheridan poteva essere la più ottusa delle persone. - Uscire a divertirsi insieme, hai presente? Oh, no, ovviamente, non tu. Può essere molto piacevole, sai, per noi persone comuni e stupide.
- Non ho mai detto che sei stupida. Rispetto alla media-
- La media un paio di palle, Sheridan.
La detective seppe di averla fatta proprio arrabbiare. Joan non imprecava spesso, e la cosa aveva un che di sorprendente considerati gli anni passati nell'esercito. Lì il fatto di essere una donna non significava essere più educata, più gentile, più debole. Significava al contrario avere il doppio da dimostrare, coi fatti e con le parole. Ma Joan era sempre stata superiore a tutto questo.
Non le raccontava molto di quei giorni, e Sheridan non chiedeva. Non era delicatezza: quello che le serviva, lo aveva scoperto da sé. Come per esempio il fatto che l'abitudine di mordere il cuscino pur di non emettere un suono (che, anche se non l'avrebbe mai ammesso, faceva ammattire Sheridan di frustrazione) era nata proprio allora. Joan era stata la più repressa delle lesbiche represse fino alla maggiore età ed oltre, forse per controbilanciare la sorella che si scopava tutta Londra e indossava la ribellione come un trofeo (non che poi Harry fosse molto più libera o più felice di Joan) o forse semplicemente perché i suoi erano riusciti ad indottrinarla meglio. Aveva avuto un solo ragazzo, che aveva lasciato una volta iniziata l'università, e questo, stranamente, era stato la stessa Joan a raccontarglielo. Quello che non aveva menzionato era che il sesso era stato a dir poco penoso, e che il primo vero orgasmo della sua vita gliel'aveva fatto provare la sua istruttrice in un bagno della caserma. E gli altri a seguire nelle brande di camerate senza privacy, in silenzio. Sheridan non aveva mai trovato particolarmente interessante il sesso di per sé, ma tutto quello che riguardava Joan valeva la pena di essere immagazzinato nel suo prezioso cervello.
- Va bene, va bene. - Sheridan alzò le mani in segno di resa, e gli ingranaggi della sua mente continuarono a correre dietro al caso - Perché non la porti al circo?

#


Era finita. Quell'interminabile, assurda serata era finita. La parte razionale di Joan lo sapeva, ma incastrati nel suo sistema nervoso c'erano ancora tutti gli stimoli della paura, dell'adrenalina, c'erano l'istinto di correre e quello di colpire, c'era il bisogno di proteggere, c'era il respiro che scorreva in onde rapide e interrotte. Seppe che nell'improbabile eventualità che fosse riuscita a dormire quella notte, gli incubi sarebbero stati più vividi che mai.
Ma si sentiva bene. No, anzi, malissimo. Aveva messo in pericolo Sarah. Ma ne erano uscite. E aveva fatto qualcosa. Era stata Sheridan a condurre l'indagine, a scoperchiare il formicaio. Era stata lei a metterla in pericolo e lei a salvarla. Ma Joan aveva di nuovo la sensazione di andare avanti e di non essere un inutile peso al mondo, di aver fatto il proprio dovere.
- Sgattaioleremo via. - stava dicendo intanto Sheridan a Dimmock - Non servirà menzionarci nel suo rapporto.
Questi provò ad obbiettare: - Signorina Holmes...
- Ripongo grandi speranze in lei, ispettore. Una carriera scintillante.
- Seguirò le sue indicazioni.
Sheridan si voltò senza nemmeno salutare e la raggiunse.
Presero un taxi tutte e tre insieme, in silenzio. Passarono prima da casa di Sarah, e Joan scese per accompagnarla alla porta.
- Sei sicura che te la senti di restare da sola? Se vuoi puoi restare da noi...
Sorrise. - Sicura. A quanto pare i cattivi per stasera li abbiamo battuti. E poi - concluse con una strizzatina d'occhio - non penso che alla tua investigatrice farebbe piacere avere gente per casa, stasera. - prima che Joan potesse strozzarsi per l'imbarazzo, la baciò sulle guance e si infilò rapida nell'ingresso.
Il resto del viaggio fino a Baker Street fu completamente silenzioso, ma appena richiusa la porta di casa Sheridan la sbatté contro la porta dell'ingresso. Joan dimenticava sempre quanto fosse forte, sotto quell'aspetto esile. La tenne ferma per il bavero della giacca, il viso a pochi millimetri dal suo.
- Non ti permetterò più di metterti in pericolo.
Joan la guardò stupita. Non avrebbe mai immaginato di poter quasi sentir tremare la voce di Sheridan, né di certo di poterne essere la causa. Cercò di non lasciarsi trascinare dal momento e rispose: - Mia cara, ti ricordo che non è stata una mia scelta e comunque sono stata addestrata per-
Ma l'altra la interruppe. - Non ti permetterò più di allontanarti da me e di andare a metterti in pericolo da sola.
Joan si sentì improvvisamente come quando in auto si prende un dosso a grande velocità e per un istante manca la gravità. Fluttuò e poi ricadde. Un artiglio le si rigirò nel cuore, piantandosi più a fondo, e qualcosa di caldo la afferrò allo stomaco. Strinse le mani intorno ai polsi di Sheridan e si sporse per cercare le sue labbra. Le sembrava tutto molto urgente e molto importante, ora, e sentiva di doverla baciare fino a morirle sulle labbra, perché era bella e così stupida da volerla ancora accanto. Non che Joan avesse molto da obbiettare, non che non fosse stata sua da subito.
Sheridan si spinse ancora di più contro di lei, cercandola e intrappolandola. Poi la prese per mano conducendola su per le scale, e poi nella sua camera, che era la più vicina. Sheridan non le apriva spesso quel suo piccolo regno privato, e Joan, che aveva imparato il valore dello spazio, non protestava. Non l'aveva mai nemmeno vista bene, né ci avrebbe prestato attenzione stavolta se non fosse stato per la luce che l'accecò improvvisa.
- Sheridan, che...?
- Ssh. - le rispose la donna, tranquillizzandola con un ultimo rapido bacio a fior di labbra prima di darle le spalle.
A Joan non restò altro da fare che guardarsi intorno. Non c'era nulla di particolarmente strano, salvo forse la quasi totale assenza di disordine. Sheridan era china su un cassetto dell'armadio, dal quale si alzò trionfante un attimo dopo, facendo dondolare sull'indice un paio di manette.
- E quelle?
- Quando ti ho detto che derubo Lestrade ogni volta che mi indispone... Mi indispone molto spesso. - sogghignò Sheridan. A Joan l'idea di quelle mani addosso a chicchessia, quale che fosse lo scopo, dava il nervoso. Ma non ebbe più di tanto tempo per pensarci.
- Dottoressa Watson, mi permetti di dichiararti mia prigioniera per stanotte? Non vorrei vederti sparire di nuovo.
Quello che non disse fu che quando era tornata in casa e non l'aveva trovata si era sentita morire dentro e in quell'istante aveva saputo che se mai fosse successo qualcosa a Joan a causa sua non ci sarebbe stata scienza della deduzione che avrebbe retto all'urto. Sarebbe impazzita e basta. Non voleva restare senza di lei. Non lo disse perché era una dannata perfezionista e se i sentimenti non si potevano soppesare e misurare e descrivere appropriatamente allora era meglio non perdere tempo con sciocchezze zuccherose. Sperava che a Joan bastassero i fatti. E ne aveva in mente parecchi per quella notte.
Dalla gola di Joan uscì una voce spezzata che non sembrava la sua. - Fammi quello che vuoi, Sher.
Si accorse di tremare.
Lasciate momentaneamente da parte le manette, Sheridan tolse di mezzo il giaccone e rovesciò la sua donna sul letto. Le infilò le mani sotto il maglione, sentendo il calore della sua pelle attraverso la stoffa della camicia. Chiunque altro si sarebbe chiesto come mai Joan nascondesse le proprie forme sotto quegli abiti di taglio quasi maschile, ma era così che Sheridan l'aveva conosciuta, era così che le piaceva, senza orpelli di femminilità posticcia, le piaceva doverla sbucciare ogni volta e prenderla come un indovinello, attaccando dalla parte giusta la sua ritrosia. A volte Joan le sembrava una fortezza: la cicatrice sulla spalla, i fianchi e la pancia che si erano ammorbiditi da quando il suo sostentamento non era più basato sulla mensa dell'esercito, il seno che lei trovava ingombrante, le braccia dai muscoli troppo definiti per essere femminili. Tutto questo per Sheridan era il più bello dei doni, e se avesse creduto in un qualche dio gli avrebbe certamente innalzato preghiere di ringraziamento ogni volta che posava un dito su quel corpo.
Le afferrò un seno, morbidissimo sotto la misera fascia di stoffa del reggiseno sportivo, e sentì il respiro di Joan incresparlesi nel petto.
Le levò il maglione, sbottonò la camicia, sfilò pantaloni, mutande, calze, scarpe senza riprendere fiato. Rimase sopra di lei, un ginocchio piantato fra le sue game, giusto il tempo di portarle le braccia sopra la testa e poi agganciare le manette ai suoi polsi, incastrandoli alla testiera del letto. Mentre si alzava per spogliarsi si accorse di avere i pantaloni già umidi dove si erano stati premuti contro Joan. Così presto. Sheridan la guardò e vide che il suo sguardo era una girandola in si alternavano il colore di un sottile fastidio (Joan non si sarebbe mai definita dominante, ma era sempre stata lei a cercare Sheridan per prima, lei a inchiodarla, nuda, contro il letto e a dettare i tempi), di vaga commozione, di eccitazione e di un'abissale quanto intollerabile imbarazzo. Intollerabile al punto a cui erano della loro relazione, almeno secondo Sheridan. Joan era nuda, salvo per la camicia aperta e il reggiseno malamente arrotolato fino alle clavicole. Era stata senza vestiti altre volte, ma nuda così mai.
E non sapeva che Sheridan non le aveva lasciato la camicia addosso per mera incuria (avrebbe concordato che era assolutamente impossibile, se solo si fosse premurata di pensare) ma perché aveva deciso di affrontare un problema alla volta. La cicatrice, per ora, avrebbe aspettato al sicuro sotto la stoffa.
Sheridan gettò da parte i propri indumenti e poi guardò Joan. “Sei bella”, pensò, ma non c'era modo che una frase così noiosamente onesta le lasciasse il recinto dei denti.
- Ti ho vista nuda altre volte. So tutto di te. La tua paura è irrazionale. - disse invece, nonostante si sentisse lei stessa più lontana che mai dalla perfetta razionalità.
Se Joan avesse avuto le mani libere, nessuno le avrebbe evitato uno schiaffo, ma anziché lo schiocco della carne colpita nella stanza risuonò la risata metallica delle manette.
- Non hai... non hai un briciolo di umanità, tu? - ringhiò Joan, dimentica ormai di ogni dolcezza ispiratale dalla coinquilina solo pochi istanti prima.
- Mi dispiace. Dovrai essere umana per tutte e due. - rispose Sheridan, ancora in piedi di fronte al letto. Si sentiva bruciare ogni singola terminazione nervosa per il desiderio di sentirsi addosso Joan. Quello che voleva l'aveva sempre ottenuto. Solo, fino ad allora non c'era mai stato qualcosa che volesse in quel modo disordinato ed esagerato, e la freddezza nei confronti del mondo non era stata solo una maschera, ma sua vera natura. Quindi rimase lì ad assaporare il dolore del desiderio ancora per qualche secondo.
Le gambe di Joan la accolsero con un movimento involontario, un aprirsi e poi contrarsi che conosceva bene. Posò le mani sulle sue ginocchia, e poi le fece scivolare verso la carne più chiara delle cosce, mentre si chinava a deporre una fila ordinata di baci che dallo sterno andavano giù verso la pancia, dove affondò il naso nel suo odore e i denti nella sua pelle. Ma poi continuò a baciarla con leggerezza e a toccarla piano, tanto quasi da farle il solletico, e ormai Joan si contorceva, inarcando la schiena per cercare di avvicinarsi di più. Ma ogni volta Sheridan si ritraeva un po' e le lacerava la pazienza con una carezza o una leccatina.
- Dio, Sheridan, mi vuoi scopare sì o no?
- Io non ti voglio scopare, signorina. Io ti voglio, punto. C'è una differenza abissale fra le due cose.
Non l'aveva nemmeno baciata sulla bocca, da quando erano salite.
Le si sedette a cavalcioni, però, condividendo il calore della sua pelle ed iniziando a muovere piano il bacino. La sua forma di porcellana sottile aveva il movimento ipnotico delle alghe nella corrente. Con un guizzo, come sospinta da un'onda capricciosa, si piegò fino ad avere il volto all'altezza del seno di Joan. Lo sfiorò con la punta del naso, mentre le mani se ne appropriavano con molta meno delicatezza. Con un dito tracciò il contorno di un capezzolo, con l'altra mano schiacciò quella carne tenera, la soppesò, la strinse. Vi aggiunse la lingua, assetata e ruvida, e quel petto si alzò sotto di lei per un respiro brusco, profondo, come se avesse dovuto accumulare aria per un'apnea.
Il gioco iniziava.
Sheridan risucchiò un capezzolo fra la lingua e il palato, le labbra richiuse intorno a ventosa e sentì scricchiolare la testiera del letto, a cui Joan si era aggrappata con tutta la sua non indifferente forza. Trascinò pigramente la lingua su per la collina del seno e poi sul collo, spargendo irriverenti soffi freschi, misurando l'intensità dei suoi brividi dal modo in cui la mascella le si serrava. Le baciò il mento, il naso, le guance, la fronte. Le labbra. Con una mano le afferrò i capelli sulla nuca, lunghi quel tanto che bastava per raccoglierli con un elastico e non averli sul collo quando faceva caldo, e non di più; intanto due dita si facevano strada fra i loro corpi incastrati... ma solo per sfiorarla appena, una presa in giro, e poi andare ad aggrapparsi ad un suo fianco.
- Sh-Sher... - il resto del nome si perse in un sospiro nel momento in cui la detective esaudì finalmente la sua preghiera.
Le sue dita, così delicate quando maneggiavano gli strumenti della chimica, avevano perso ogni gentilezza. Eppure Joan era più preziosa di qualsiasi microscopio, di qualsiasi indizio o ricerca. A Sheridan questo non piaceva, ma era così. Joan era una sua debolezza, di un genere che aveva giurato di non avere mai, ma era una debolezza così bella, mentre le tremava intorno alle dita, muovendo i fianchi per cercare di andarle incontro ed emettendo piccoli suoni disperati.
Sheridan si chinò a baciarle il costato, scivolandole appena sotto il seno e lasciando che i suoi capelli le solleticassero i capezzoli. Tracciando percorsi irregolari con la lingua sulla sua pelle calda, Sheridan pensò a quanto fosse facile stupire Joan, che ad ogni cambio di direzione tratteneva un po' il respiro e poi si agitava e soffiava. Scese fra le sue gambe e con una mano le afferrò una coscia, affondando le dita nella carne morbida così forte che, se avesse avuto unghie appena più lunghe, le avrebbe lasciato i segni.
Al sentire il suo respiro sulla propria eccitazione, Joan si immobilizzò immediatamente, tendendo i muscoli nell'aspettativa. Sheridan fece scivolare la mano dalla coscia su verso il suo seno e affondò la lingua nella sua intimità, assaporando il gusto aspro e familiare e il piccolo “oh!” estatico che era sfuggito alla sua blogger preferita. Accarezzò con la punta della lingua le pareti umide, tormentando più che dando sollievo. Ma solo per qualche secondo, perché Joan aveva iniziato ad agitarlesi sotto e, pur conoscendo la sua avversione all'uso della violenza in casi non strettamente necessari, Sheridan temeva che una volta liberatele le mani, Joan avrebbe potuto davvero usarle per prenderla a pugni. E Sheridan si difendeva più che bene, grazie, ma non era di certo un'ex soldatessa e ci teneva al setto nasale.
Riportò giù la mano ed iniziò a scoparsela con le dita e con la lingua, rapida, quasi brusca, finché non sentì un mugolio più acuto degli altri, e un attimo dopo Joan si afflosciava come un burattino a cui avessero tagliato i fili.
Sheridan si allungò verso il comodino dove aveva lasciato le chiavi delle manette e fece scattare la serratura.
Immediatamente Joan fu sopra di lei, bloccandola totalmente. Aprì la bocca come per dire qualcosa ma poi lasciò perdere e si tuffò sulle sue labbra, baciandola fino a farle perdere almeno un pochino il filo dei suoi pensieri coerenti.
 
 
Current Mood: satisfied
 
 
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Illunis ZanBru: Veronese: Nozze Cana[info]jolanda_furiosa on February 1st, 2012 06:02 pm (UTC)
Ora di adorerò come somma autrice di femslash di Sherlock u.u
Sheridan è meravigliosa, perfetta in ogni suo ragionamento e azione e questa paura così irrazionale - come dice lei - di perdere Joan e il come reagisce la trovo sublime e perfettamente IC (con un aggiunta di un tocco leggero di femminilità, perché in fondo sì è Sherlock ma è Sheridan) e woh, non ne ho lette molte di femslash (più perché non ho pairing di questo genere che per altro) e ancor meno di porn ma questo l'ho adorata dall'inizio alla fine *___*
Astolfo e Kamala: Prompt Queen[info]gondolin_maid on February 1st, 2012 10:51 pm (UTC)
No ma cioè io tu *arrossisce fino alla punta delle orecchie* grazie, troppo buona!

Stessa cosa per me, non ho mai pairing femslash, ma per qualche motivo Holmes e Watson si prestano un sacco *-*
Illunis ZanBru: Marvel: Teddy e Billy[info]jolanda_furiosa on February 2nd, 2012 02:43 pm (UTC)
Si prestano un sacco perché loro sono la coppia perfetta per antonomasia u.u
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