Titolo: Pretending He Just Doesn't See
Fandom: Supernatural cast
Warning: maltrattamento diWinchester Ackles, slash, angst, phone!sex
Personaggi/Pairing: Misha/Jensen
Rating: nc17
Wordcount: 2357
La colpa è di:
hikaruryu, che per Natale voleva del Jensha e mi ha promptato: Sesso telefonico - "Non è come tradire davvero".
A/N: Non ne posso più di destreggiarmi con le loro mogli. A volte penso che essere stupida e darmi al bashing mi renderebbe le cose più semplici. Ma no, voglio avere la botte piena e la moglie ubriaca - il gayporn e il rispetto per le consorti.
Il titolo viene da Blowin' in the Wind.
Volendo potrebbe essere un seguito di Nostalgia ma si legge anche senza.
Prompt p0rnfest #5: SUPERNATURAL RPF Jensen Ackles/Misha Collins, "Fino a dove arrivano le lentiggini?"
- Secondo te come sta Cass?
Jensen cercò di riconnettere il cervello, e per un attimo temette di essere lui il sogno e Dean la realtà. Invece guardò la sveglia sul comodino, il nome sul display del cellulare e Danneel ancora addormentata accanto a lui e capì che era solo quell'idiota del suo collega che chiamava alle tre di notte. L'ora del demonio, secondo le leggende.
Si alzò senza far rumore e scese al piano di sotto.
- Sei ubriaco?
- Cosa? No. - risposte l'altro, quasi offeso.
- Peccato. Sarebbe stata l'unica scusa possibile per chiamarmi a quest'ora facendo domande fuori di testa. - grugnì Jensen, mettendo su il caffè. Non sarebbe comunque riuscito a riaddormentarsi, tanto valeva iniziare a funzionare come un essere umano.
- Lo sai che io sono fuori di testa, Jen. - gli sembrò di vedere Misha mettere il muso come un bambino di cinque anni.
- No, so che fai il coglione coi fan per guadagnarti questa fama. Andiamo, dimmi che c'è.
Misha sospirò. - Sai quant'è che non ci vediamo?
- Non lo voglio sap-
- Fanno quaranta giorni. Almeno Gesù nel deserto aveva il Diavolo a fargli compagnia.
- Mish! Per prima cosa, evita la blasfemia gratuita. E secondo, sei a casa con la tua famiglia. Non essere melodrammatico.
- Ci ho praticamente vissuto, su quel set, come te e Jay. Casa mia era anche lì. E vederti di sfuggita alle convention non è la stessa cosa.
Jensen si passò una mano sulla nuca, un gesto che aveva, per così dire, ereditato da Dean. Dopo anni passati a sforzarsi di associarlo a stati di nervosismo o imbarazzo, gli era entrato dentro. Un po' lo infastidiva.
- Questo non spiega perché devi chiamarmi a quest'ora di notte. - insistette, versandosi il caffè nella sua tazza preferita. Una tazza che gli avevano regalato Jared e Misha, ora che ci pensava. Ma c'era qualcosa nella sua vita che non ruotasse intorno a quel dannato telefilm? E sì, lo adorava, adorava lavorarci, adorava i fan, si divertiva, lo lasciavano pasticciare con la macchina da presa quando voleva, ci aveva conosciuto le persone più importanti della sua vita... a parte Danneel (per un minuscolo istante si sentì in colpa per non aver pensato a lei per prima), ma porcalamiserialadra erano le tre di notte. Aveva il sacrosanto diritto di essere acido. - Non hai qualche evento da organizzare o dei fan da trollare?
- Mi manchi, Jen.
Eh. A Jensen si asciugò improvvisamente la bocca e dovette deglutire un paio di volte prima di rispondere, pianissimo: - Anche tu.
Rimasero in silenzio per qualche secondo mentre Jensen si versava il caffè e Misha faceva qualsiasi cosa facciano gli attori pazzi alle tre di notte mentre sono al telefono. Fu Jensen a riprendere a parlare. Forse era il sonno ancora appiccicato alle palpebre a fargli abbassare le difese, o forse il fatto che Misha non fosse lì a fissarlo con quei suoi occhi impossibilmente azzurri. - A volte mi chiedo perché - esitò un attimo - perché diavolo io ti abbia incontrato. Quando Kripke ci ha parlato per la prima volta della sua idea con gli angeli e tutta la storia dell'apocalisse, Jay ed io ci abbiamo riso su per una settimana prima di capire che era serio. Lo era eccome, e aveva piani ben precisi... almeno fino alla sesta stagione. - rise amaramente. Se non fosse stato per la testardaggine sua e di Misha, Castiel sarebbe passato al lato oscuro senza spiegazioni, e Dean sarebbe andato avanti come niente fosse. Nonostante tutto ci teneva, a quei due cretini dei loro personaggi. - Il nostro duo è diventato un trio¹ , e improvvisamente eri diventato parte della mia vita. - Jensen si rese conto di quanto stupido e melodrammatico e disgustosamente mieloso doveva suonare. - Lascia perdere.
- No. No, non lascio perdere. Ehi, - sussurrò - ehi.
- Che c'è?
- Se fossi lì, avresti abbassato lo sguardo. Non dovresti.
- Ma non ci sei.
- Fa' finta che io ci sia. Dopo tutto non sei male come attore.
- Misha, per piacere.
- Per piacere cosa? “Per piacere passami lo zucchero, che il mio caffè fa schifo e sono così assonnato da non essermene nemmeno accorto”?
Jensen stava per rispondergli “sì, grazie” perché era così assonato da non essersene nemmeno accorto, quando si accorse di qualcosa che stonava. - Come fai a sapere che sto bevendo caffè?
- Ti conosco abbastanza bene da sapere che senza caffè a quest'ora ti saresti già riaddormentato. - Misha ridacchiò - O forse perché sono fuori dalla tua porta e ne sento l'odore.
- Se tu fossi qui ti strangolerei. - sbuffò Jensen. Misha aveva il potere di farlo ridere anche quando non ne aveva nessuna voglia, e in quel momento non era molto propenso a farsi tirare su di morale da qualche battutina, e aveva l'impressione che se avesse iniziato a ridere, si sarebbe messo a ridere e piangere contemporaneamente. Non aveva le energie per tenere sotto controllo le emozioni, non in quel momento.
- Sicuro che non faresti qualcos'altro?
No. Eh, no, no, no. Questa non gliela doveva proprio fare. Dopo quello stupido bacio l'ultima volta che si erano visti non era successo più niente. Non doveva succedere più niente. Vicky poteva anche averli trovati addormentati mano nella mano e averli semplicemente trovati teneri, perché non sapeva o forse perché ne sapeva troppo ed era anche più matta di Misha, ma Jensen era in tutt'altra situazione. E, dannazione, era felice con Danneel. Non avrebbe fottuto tutto quello che aveva per... per? Perché se si fermava a pensarci onestamente la nostalgia gli faceva mancare il respiro? Perché quando si imbatteva in vecchie foto di lui e Misha si sentiva come se degli artigli gli stessero strappando via pezzettini di cuore? Perché quando erano insieme era come tornare a casa? Perché prima di farlo davvero aveva sognato di baciare Misha per mesi? No, davvero, perché? Cosa c'era di sbagliato in lui?
Ma non ce la fece a rispondergli, o a mettere giù il telefono, o qualsiasi altra cosa sensata.
- Jen? Ci sei ancora?
- Sì, cazzo, ci sono! E non va affatto bene. Sto impazzendo, ecco cosa. - chiuse gli occhi, fingendo di non sentir pizzicare le lacrime dietro le palpebre, e prese un sorso di caffè ancora bollente. La lingua gli avrebbe fatto male per giorni.
- Mi dispiace. - ci fu una pausa che durò così a lungo da preoccupare Jensen, ma poi Misha riprese a parlare - Anzi, no. Sai che c'è? Mi sono stufato di stare così, e di sapere che tu non fai altro che tormentarti. Ho avuto la fortuna di incontrarti, perché dovrei essere dispiaciuto? E se poi è successo che mi sono anche innamorato di te- merda. Magari quello avrei dovuto tenerlo per dopo, mh?
- Non... io...
- Ascolta, Jensen. Non sono dispiaciuto e non rimpiango niente di quello che è successo fin'ora, ma se per te è un problema, prometto di non chiamarti più. Nemmeno di giorno. - emise una risatina flebile che davvero non era da lui - E per le convention possiamo sempre fare in modo di non avere panel o eventi insieme, basta chiedere. Posso sparire, e ti prometto che lo farò, se-
- No! - Jensen si rese conto di aver urlato solo un attimo dopo. Andò a chiudere la porta della cucina e si lasciò cadere su una sedia. Sapeva che Misha stava aspettando che elaborasse, e Jensen si sentì improvvisamente schiacciato dall'importanza della risposta che avrebbe dato. La loro amicizia si era trasformata in qualcos'altro, qualcosa che Jensen non aveva voluto né programmato. Ma non voleva perderla. E non voleva perdere Misha, per niente al mondo. - No. - prese un respiro profondo - Non voglio che tu sparisca dalla mia vita più di così. È stato già abbastanza brutto girare tutte quelle puntate senza di te. Andare sul set ogni giorno convinto di trovarti lì e poi dovermi ricordare che quello stupido angelo ti ha fatto sparire.
- Ssh, - la voce di Misha era bassa e dolce, confortante - non pensarci. Non sono sparito, lo sai. Per te ci sono sempre.
Jensen non rispose, e Misha proseguì: - Mi piacerebbe abbracciarti. Ti - ci fu un'esitazione infinitesimale - ti accarezzerei i capelli e aspetterei di sentire il tuo respiro rallentare. Potremmo restare in silenzio, se fossimo insieme.
- Come se tu ne fossi capace. - lo rimbeccò Jensen.
- Allora dovresti mettermi a tacere tu.
- Non sai quanto vorrei farlo ora.
- Allora perché non metti giù il telefono, Jen?
- Non ci riesco. - ammise.
- Sono irresistibile.
Jensen alzò gli occhi al cielo.
- Hai alzato gli occhi al cielo.
- Sì, Mish, è la più comune reazione alla tua presenza, non serve un indovino.
- Pensavo che fosse un'altra la cosa che si alzava in mia presenza. - sussurrò sornione.
Sì, avrebbe voluto ammettere Jensen, nonostante il cattivo gusto della battuta, sì, era dannatamente vero. Invece cercò di essere responsabile e disse: - Ho capito dove vuoi arrivare, ma non possiamo.
Misha rispose immediatamente col tono di un bambino a cui abbiano appena sequestrato un giocattolo, totalmente ignaro: - Perché?
- Siamo sposati, per la miseria, e non fra di noi.
- Non è come tradire davvero. - si difese Misha.
- Come no. - sbuffò Jensen.
- No, non lo è. - insistette il collega - Non posso nemmeno vederti, studiare il tuo corpo. Per esempio, fino a dove arrivano le lentiggini?
- Tu e la tua ossessione con le mie lentiggini. - sbuffò Jensen, ma ora stava sorridendo.
- Che ci posso fare se mi piace tutto di te?
- Se vai avanti così mi farai arrossire. - lo prese in giro.
Misha rispose con tono da cospiratore: - Oh, ma io conto di fare molto di più. - prima che Jensen potesse protestare ancora, la sua voce scese di almeno un'ottava e si trasformò in un mormorio peccaminoso: - Conto di farti implorare e gemere il mio nome prima della fine di questa telefonata.
Quello sarebbe stato davvero il momento di mettere giù. Ma Jensen non riusciva a togliersi dalla testa l'espressione beata di Misha dopo che si erano baciati e come le sue labbra erano sembrate ancora più morbide, dopo. Non riusciva a non chiedersi come sarebbe stato rifarlo, a desiderare di rifarlo, a desiderare molto di più.
- Sempre che non cominci prima tu, ad implorare. - gli rispose, sentendosi allo stesso tempo stupido, eccitato, ansioso e sorpreso.
Sentì Misha inspirare bruscamente, come se non si fosse davvero aspettato la sua partecipazione attiva, e poi domandargli: - Allora, me lo dici fin dove arrivano le lentiggini?
- Dappertutto. - sussurrò Jensen - Vuoi provare a contarle?
- Temo che qualcuno mi distrarrebbe.
- Ah, sì?
- Mh, mi dicono che il loro proprietario è davvero un bell'uomo. - spiegò Misha - Finirei col mettergli le mani addosso.
- Magari a lui farebbe piacere.
- Dici?
- Dico. E no, in effetti, non ti lascerei mai il tempo di contare.
- Cosa mi faresti?
Jensen prese un respiro profondo. La vocina che gli diceva quanto quella conversazione fosse sbagliata era annegata in una pozza di occhi blu e labbra screpolate. - Ti affonderei le mani nei capelli e ti terrei fermo mentre ti bacio.
- E poi? - la voce di Misha era tesa, vibrante di aspettativa - Cos'altro mi faresti?
- Ti prenderei per i fianchi, ti tirerei più vicino. Non sei mai abbastanza vicino.
- Io allora ti bacerei sul collo.
L'immagine colpì Jensen come una sensazione fisica e si trovò a confessare senza fiato: - Mi piace. Mi... dà i brividi. - si passò una mano sul collo, dove Misha aveva detto che l'avrebbe baciato.
- Io mi spoglierei in fretta. Non sai quante volte ho sognato di avere addosso le tue mani.
- D-davvero?
- Sì, Jen. Dio, hai una vaga idea dell'effetto che hai su di me? - Misha sospirò. - Ogni volta... ogni volta che ti vedevo giocare con l'anello di Dean, sul set... pensavo a tutti gli usi nettamente migliori che avresti potuto farne, di quelle dita.
A Jensen si inchiodò il respiro in gola.
- E poi quanto ti passi la lingua sulle labbra. - Misha sembrava aver recuperato un po' di autocontrollo e la sua voce era tornata a quel tono spudoratamente seducente - Mi fai venire voglia sentirmela sulla pelle. Addosso. Ovunque.
- Vorresti sapere come sarebbero le mie labbra intorno al tuo uccello, Mish?
Un mugolio indefinito lo avvertì che aveva fatto centro.
- Ti scoperesti la mia bocca, e io te lo lascerei fare. - Jensen si infilò una mano nei boxer. La voce di Misha da sola era riuscita a causargli un'erezione, non voleva immaginare cosa gli avrebbe fatto il suo tocco.
- Poi ricambierei il favore. - rispose Misha - Ti prenderei tutto fino in gola... - qualsiasi cosa avesse avuto in mente di aggiungere, fu sopraffatta da un gemito.
Jensen si immaginò Misha sul divano, la testa rovesciata all'indietro, una mano a reggere il telefono e l'altra a masturbarsi. Pensando a lui. Non sarebbe durato molto. Non coi sospiri e i gemiti che provenivano dall'altra parte.
- Jen...
- Mh?
Misha non aggiunse altro, ma Jensen lo sentì e immaginò il modo in cui i suoi muscoli si stessero tendendo per poi afflosciarsi, crollando senza fiato sul divano, la maglietta imbrattata di seme, e oh, si sarebbe morso il labbro inferiore per non fare troppo rumore e Jensen si ritrovò a seguirlo con una sorta di grido strozzato che suonava un po' come “Misha”.
Prima ancora di riprendere fiato, Jensen disse: - E... Misha?
- Sì?
- Quellochehaidettotu... - sputò fuori, senza sapere da dove gli fosse venuto.
- Cosa?
- Anch'io. Anch'io di te.
Jensen avrebbe potuto giurare di aver sentito un singhiozzo provenire dall'altra parte del telefono, ma Misha avrebbe poi sempre negato. “Non mi commuovo mica come una ragazzina, io. Stavo ridendo, Jen. Stavo ridendo di te, tutto qui.”
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¹ La battuta originale sarebbe “il nostro trio diventerà un duo”, Timon&Pumba, Il Re Leone. Se non vi ricordate la scena non avete visto quel cartone un numero sufficiente di volte.
Fandom: Supernatural cast
Warning: maltrattamento di
Personaggi/Pairing: Misha/Jensen
Rating: nc17
Wordcount: 2357
La colpa è di:
A/N: Non ne posso più di destreggiarmi con le loro mogli. A volte penso che essere stupida e darmi al bashing mi renderebbe le cose più semplici. Ma no, voglio avere la botte piena e la moglie ubriaca - il gayporn e il rispetto per le consorti.
Il titolo viene da Blowin' in the Wind.
Volendo potrebbe essere un seguito di Nostalgia ma si legge anche senza.
Prompt p0rnfest #5: SUPERNATURAL RPF Jensen Ackles/Misha Collins, "Fino a dove arrivano le lentiggini?"
- Secondo te come sta Cass?
Jensen cercò di riconnettere il cervello, e per un attimo temette di essere lui il sogno e Dean la realtà. Invece guardò la sveglia sul comodino, il nome sul display del cellulare e Danneel ancora addormentata accanto a lui e capì che era solo quell'idiota del suo collega che chiamava alle tre di notte. L'ora del demonio, secondo le leggende.
Si alzò senza far rumore e scese al piano di sotto.
- Sei ubriaco?
- Cosa? No. - risposte l'altro, quasi offeso.
- Peccato. Sarebbe stata l'unica scusa possibile per chiamarmi a quest'ora facendo domande fuori di testa. - grugnì Jensen, mettendo su il caffè. Non sarebbe comunque riuscito a riaddormentarsi, tanto valeva iniziare a funzionare come un essere umano.
- Lo sai che io sono fuori di testa, Jen. - gli sembrò di vedere Misha mettere il muso come un bambino di cinque anni.
- No, so che fai il coglione coi fan per guadagnarti questa fama. Andiamo, dimmi che c'è.
Misha sospirò. - Sai quant'è che non ci vediamo?
- Non lo voglio sap-
- Fanno quaranta giorni. Almeno Gesù nel deserto aveva il Diavolo a fargli compagnia.
- Mish! Per prima cosa, evita la blasfemia gratuita. E secondo, sei a casa con la tua famiglia. Non essere melodrammatico.
- Ci ho praticamente vissuto, su quel set, come te e Jay. Casa mia era anche lì. E vederti di sfuggita alle convention non è la stessa cosa.
Jensen si passò una mano sulla nuca, un gesto che aveva, per così dire, ereditato da Dean. Dopo anni passati a sforzarsi di associarlo a stati di nervosismo o imbarazzo, gli era entrato dentro. Un po' lo infastidiva.
- Questo non spiega perché devi chiamarmi a quest'ora di notte. - insistette, versandosi il caffè nella sua tazza preferita. Una tazza che gli avevano regalato Jared e Misha, ora che ci pensava. Ma c'era qualcosa nella sua vita che non ruotasse intorno a quel dannato telefilm? E sì, lo adorava, adorava lavorarci, adorava i fan, si divertiva, lo lasciavano pasticciare con la macchina da presa quando voleva, ci aveva conosciuto le persone più importanti della sua vita... a parte Danneel (per un minuscolo istante si sentì in colpa per non aver pensato a lei per prima), ma porcalamiserialadra erano le tre di notte. Aveva il sacrosanto diritto di essere acido. - Non hai qualche evento da organizzare o dei fan da trollare?
- Mi manchi, Jen.
Eh. A Jensen si asciugò improvvisamente la bocca e dovette deglutire un paio di volte prima di rispondere, pianissimo: - Anche tu.
Rimasero in silenzio per qualche secondo mentre Jensen si versava il caffè e Misha faceva qualsiasi cosa facciano gli attori pazzi alle tre di notte mentre sono al telefono. Fu Jensen a riprendere a parlare. Forse era il sonno ancora appiccicato alle palpebre a fargli abbassare le difese, o forse il fatto che Misha non fosse lì a fissarlo con quei suoi occhi impossibilmente azzurri. - A volte mi chiedo perché - esitò un attimo - perché diavolo io ti abbia incontrato. Quando Kripke ci ha parlato per la prima volta della sua idea con gli angeli e tutta la storia dell'apocalisse, Jay ed io ci abbiamo riso su per una settimana prima di capire che era serio. Lo era eccome, e aveva piani ben precisi... almeno fino alla sesta stagione. - rise amaramente. Se non fosse stato per la testardaggine sua e di Misha, Castiel sarebbe passato al lato oscuro senza spiegazioni, e Dean sarebbe andato avanti come niente fosse. Nonostante tutto ci teneva, a quei due cretini dei loro personaggi. - Il nostro duo è diventato un trio¹ , e improvvisamente eri diventato parte della mia vita. - Jensen si rese conto di quanto stupido e melodrammatico e disgustosamente mieloso doveva suonare. - Lascia perdere.
- No. No, non lascio perdere. Ehi, - sussurrò - ehi.
- Che c'è?
- Se fossi lì, avresti abbassato lo sguardo. Non dovresti.
- Ma non ci sei.
- Fa' finta che io ci sia. Dopo tutto non sei male come attore.
- Misha, per piacere.
- Per piacere cosa? “Per piacere passami lo zucchero, che il mio caffè fa schifo e sono così assonnato da non essermene nemmeno accorto”?
Jensen stava per rispondergli “sì, grazie” perché era così assonato da non essersene nemmeno accorto, quando si accorse di qualcosa che stonava. - Come fai a sapere che sto bevendo caffè?
- Ti conosco abbastanza bene da sapere che senza caffè a quest'ora ti saresti già riaddormentato. - Misha ridacchiò - O forse perché sono fuori dalla tua porta e ne sento l'odore.
- Se tu fossi qui ti strangolerei. - sbuffò Jensen. Misha aveva il potere di farlo ridere anche quando non ne aveva nessuna voglia, e in quel momento non era molto propenso a farsi tirare su di morale da qualche battutina, e aveva l'impressione che se avesse iniziato a ridere, si sarebbe messo a ridere e piangere contemporaneamente. Non aveva le energie per tenere sotto controllo le emozioni, non in quel momento.
- Sicuro che non faresti qualcos'altro?
No. Eh, no, no, no. Questa non gliela doveva proprio fare. Dopo quello stupido bacio l'ultima volta che si erano visti non era successo più niente. Non doveva succedere più niente. Vicky poteva anche averli trovati addormentati mano nella mano e averli semplicemente trovati teneri, perché non sapeva o forse perché ne sapeva troppo ed era anche più matta di Misha, ma Jensen era in tutt'altra situazione. E, dannazione, era felice con Danneel. Non avrebbe fottuto tutto quello che aveva per... per? Perché se si fermava a pensarci onestamente la nostalgia gli faceva mancare il respiro? Perché quando si imbatteva in vecchie foto di lui e Misha si sentiva come se degli artigli gli stessero strappando via pezzettini di cuore? Perché quando erano insieme era come tornare a casa? Perché prima di farlo davvero aveva sognato di baciare Misha per mesi? No, davvero, perché? Cosa c'era di sbagliato in lui?
Ma non ce la fece a rispondergli, o a mettere giù il telefono, o qualsiasi altra cosa sensata.
- Jen? Ci sei ancora?
- Sì, cazzo, ci sono! E non va affatto bene. Sto impazzendo, ecco cosa. - chiuse gli occhi, fingendo di non sentir pizzicare le lacrime dietro le palpebre, e prese un sorso di caffè ancora bollente. La lingua gli avrebbe fatto male per giorni.
- Mi dispiace. - ci fu una pausa che durò così a lungo da preoccupare Jensen, ma poi Misha riprese a parlare - Anzi, no. Sai che c'è? Mi sono stufato di stare così, e di sapere che tu non fai altro che tormentarti. Ho avuto la fortuna di incontrarti, perché dovrei essere dispiaciuto? E se poi è successo che mi sono anche innamorato di te- merda. Magari quello avrei dovuto tenerlo per dopo, mh?
- Non... io...
- Ascolta, Jensen. Non sono dispiaciuto e non rimpiango niente di quello che è successo fin'ora, ma se per te è un problema, prometto di non chiamarti più. Nemmeno di giorno. - emise una risatina flebile che davvero non era da lui - E per le convention possiamo sempre fare in modo di non avere panel o eventi insieme, basta chiedere. Posso sparire, e ti prometto che lo farò, se-
- No! - Jensen si rese conto di aver urlato solo un attimo dopo. Andò a chiudere la porta della cucina e si lasciò cadere su una sedia. Sapeva che Misha stava aspettando che elaborasse, e Jensen si sentì improvvisamente schiacciato dall'importanza della risposta che avrebbe dato. La loro amicizia si era trasformata in qualcos'altro, qualcosa che Jensen non aveva voluto né programmato. Ma non voleva perderla. E non voleva perdere Misha, per niente al mondo. - No. - prese un respiro profondo - Non voglio che tu sparisca dalla mia vita più di così. È stato già abbastanza brutto girare tutte quelle puntate senza di te. Andare sul set ogni giorno convinto di trovarti lì e poi dovermi ricordare che quello stupido angelo ti ha fatto sparire.
- Ssh, - la voce di Misha era bassa e dolce, confortante - non pensarci. Non sono sparito, lo sai. Per te ci sono sempre.
Jensen non rispose, e Misha proseguì: - Mi piacerebbe abbracciarti. Ti - ci fu un'esitazione infinitesimale - ti accarezzerei i capelli e aspetterei di sentire il tuo respiro rallentare. Potremmo restare in silenzio, se fossimo insieme.
- Come se tu ne fossi capace. - lo rimbeccò Jensen.
- Allora dovresti mettermi a tacere tu.
- Non sai quanto vorrei farlo ora.
- Allora perché non metti giù il telefono, Jen?
- Non ci riesco. - ammise.
- Sono irresistibile.
Jensen alzò gli occhi al cielo.
- Hai alzato gli occhi al cielo.
- Sì, Mish, è la più comune reazione alla tua presenza, non serve un indovino.
- Pensavo che fosse un'altra la cosa che si alzava in mia presenza. - sussurrò sornione.
Sì, avrebbe voluto ammettere Jensen, nonostante il cattivo gusto della battuta, sì, era dannatamente vero. Invece cercò di essere responsabile e disse: - Ho capito dove vuoi arrivare, ma non possiamo.
Misha rispose immediatamente col tono di un bambino a cui abbiano appena sequestrato un giocattolo, totalmente ignaro: - Perché?
- Siamo sposati, per la miseria, e non fra di noi.
- Non è come tradire davvero. - si difese Misha.
- Come no. - sbuffò Jensen.
- No, non lo è. - insistette il collega - Non posso nemmeno vederti, studiare il tuo corpo. Per esempio, fino a dove arrivano le lentiggini?
- Tu e la tua ossessione con le mie lentiggini. - sbuffò Jensen, ma ora stava sorridendo.
- Che ci posso fare se mi piace tutto di te?
- Se vai avanti così mi farai arrossire. - lo prese in giro.
Misha rispose con tono da cospiratore: - Oh, ma io conto di fare molto di più. - prima che Jensen potesse protestare ancora, la sua voce scese di almeno un'ottava e si trasformò in un mormorio peccaminoso: - Conto di farti implorare e gemere il mio nome prima della fine di questa telefonata.
Quello sarebbe stato davvero il momento di mettere giù. Ma Jensen non riusciva a togliersi dalla testa l'espressione beata di Misha dopo che si erano baciati e come le sue labbra erano sembrate ancora più morbide, dopo. Non riusciva a non chiedersi come sarebbe stato rifarlo, a desiderare di rifarlo, a desiderare molto di più.
- Sempre che non cominci prima tu, ad implorare. - gli rispose, sentendosi allo stesso tempo stupido, eccitato, ansioso e sorpreso.
Sentì Misha inspirare bruscamente, come se non si fosse davvero aspettato la sua partecipazione attiva, e poi domandargli: - Allora, me lo dici fin dove arrivano le lentiggini?
- Dappertutto. - sussurrò Jensen - Vuoi provare a contarle?
- Temo che qualcuno mi distrarrebbe.
- Ah, sì?
- Mh, mi dicono che il loro proprietario è davvero un bell'uomo. - spiegò Misha - Finirei col mettergli le mani addosso.
- Magari a lui farebbe piacere.
- Dici?
- Dico. E no, in effetti, non ti lascerei mai il tempo di contare.
- Cosa mi faresti?
Jensen prese un respiro profondo. La vocina che gli diceva quanto quella conversazione fosse sbagliata era annegata in una pozza di occhi blu e labbra screpolate. - Ti affonderei le mani nei capelli e ti terrei fermo mentre ti bacio.
- E poi? - la voce di Misha era tesa, vibrante di aspettativa - Cos'altro mi faresti?
- Ti prenderei per i fianchi, ti tirerei più vicino. Non sei mai abbastanza vicino.
- Io allora ti bacerei sul collo.
L'immagine colpì Jensen come una sensazione fisica e si trovò a confessare senza fiato: - Mi piace. Mi... dà i brividi. - si passò una mano sul collo, dove Misha aveva detto che l'avrebbe baciato.
- Io mi spoglierei in fretta. Non sai quante volte ho sognato di avere addosso le tue mani.
- D-davvero?
- Sì, Jen. Dio, hai una vaga idea dell'effetto che hai su di me? - Misha sospirò. - Ogni volta... ogni volta che ti vedevo giocare con l'anello di Dean, sul set... pensavo a tutti gli usi nettamente migliori che avresti potuto farne, di quelle dita.
A Jensen si inchiodò il respiro in gola.
- E poi quanto ti passi la lingua sulle labbra. - Misha sembrava aver recuperato un po' di autocontrollo e la sua voce era tornata a quel tono spudoratamente seducente - Mi fai venire voglia sentirmela sulla pelle. Addosso. Ovunque.
- Vorresti sapere come sarebbero le mie labbra intorno al tuo uccello, Mish?
Un mugolio indefinito lo avvertì che aveva fatto centro.
- Ti scoperesti la mia bocca, e io te lo lascerei fare. - Jensen si infilò una mano nei boxer. La voce di Misha da sola era riuscita a causargli un'erezione, non voleva immaginare cosa gli avrebbe fatto il suo tocco.
- Poi ricambierei il favore. - rispose Misha - Ti prenderei tutto fino in gola... - qualsiasi cosa avesse avuto in mente di aggiungere, fu sopraffatta da un gemito.
Jensen si immaginò Misha sul divano, la testa rovesciata all'indietro, una mano a reggere il telefono e l'altra a masturbarsi. Pensando a lui. Non sarebbe durato molto. Non coi sospiri e i gemiti che provenivano dall'altra parte.
- Jen...
- Mh?
Misha non aggiunse altro, ma Jensen lo sentì e immaginò il modo in cui i suoi muscoli si stessero tendendo per poi afflosciarsi, crollando senza fiato sul divano, la maglietta imbrattata di seme, e oh, si sarebbe morso il labbro inferiore per non fare troppo rumore e Jensen si ritrovò a seguirlo con una sorta di grido strozzato che suonava un po' come “Misha”.
Prima ancora di riprendere fiato, Jensen disse: - E... Misha?
- Sì?
- Quellochehaidettotu... - sputò fuori, senza sapere da dove gli fosse venuto.
- Cosa?
- Anch'io. Anch'io di te.
Jensen avrebbe potuto giurare di aver sentito un singhiozzo provenire dall'altra parte del telefono, ma Misha avrebbe poi sempre negato. “Non mi commuovo mica come una ragazzina, io. Stavo ridendo, Jen. Stavo ridendo di te, tutto qui.”
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¹ La battuta originale sarebbe “il nostro trio diventerà un duo”, Timon&Pumba, Il Re Leone. Se non vi ricordate la scena non avete visto quel cartone un numero sufficiente di volte.
Current Music: Bob Dylan - Blowin' in the wind
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